sabato 20 aprile 2013
Agguanta una maglia.
Premessa: c'era una vecchia vignetta del Greggio, pubblicata anni fa sul Vernacoliere, che mi sembra sempre attuale. Nella vignetta, un D'Alema visibilmente alterato, discutendo con un operaio, esclamava: "E' una vergogna! Anche ieri ci hanno ridetto che siamo comunisti! Non è vero!"
Al che l'operaio ribatteva: "O Massimo, 'un ci devi mica convince' a noi... e si sa. Un comunista l'aveva bell'e fatto passa' quell'accordo di merda sulle pensioni..."
Questo per dire.
In questi giorni si fa un gran parlare di base e di vertici, come se fosse una lezione di geometria. Si dice che i vertici di partito hanno perso il contatto con la realtà e con la base.
Ma non è vero. Nella maniera più assoluta.
E' vero l'esatto opposto.
E' la base, chi vota il PD, che ha perso i contatti con la realtà e coi vertici.
Perchè se pensavate davvero che gente che da 20 anni governa con, come e peggio della destra fosse di sinistra vuol dire che non avete mai capito una sega.
Se pensavate che personaggi come Veltroni, Fassino, D'Alema, Renzi, Rosibindi, Letta, Franceschini e compagnia bella fossero di sinistra non avete mai capito una sega.
E se vi aspettavate che questi signori votassero Rodotà e si accordassero con Grillo, se vi aspettavate che chi ha governato a braccetto di Monti e Silvio per paura delle urne avesse il coraggio di affrontare un cambiamento, allora questo vuol dire che non avete mai capito una sega nulla.
Sono 20 anni che li conoscete. Non sono di sinistra. Non assomigliano neppure da lontano alla sinistra. E ultimamente hanno anche smesso di FARE FINTA di essere di sinistra, proponendo inquietanti candidature di bellimbusti giovani e teoconservatori.
Ora c'è l'ennesimo atto di questa vigliaccata: tirare per la giacchetta il vecchio rincoglionito massimalista, trattare la base come un'accozzaglia di bimbi scemi e rifare il governissimo con Silvio, prima di andare alle urne e candidare finalmente Renzi.
Ora lo sapete: costoro NON sono di sinistra.
Se siete di sinistra, votate DAVVERO a sinistra o non vi lamentate.
Grazie.
lunedì 1 aprile 2013
Ci voglio credici!
"Io non intendo affermare, con questo, che di cospirazioni non ne avvengano mai. Al contrario, esse sono tipici fenomeni sociali. Esse diventano importanti, per esempio, tutte le volte che pervengono al potere persone che credono nella teoria della cospirazione. E persone che credono sinceramente di sapere come si realizza il cielo in terra sono facili quant'altre mai ad adottare la teoria della cospirazione e a impegnarsi in una contro-cospirazione contro inesistenti cospiratori. Infatti la sola spiegazione del fallimento del loro tentativo di realizzare il cielo in terra è l'intenzione malvagia del Demonio che ha tutto l'interesse di mantenere vivo l'inferno."
(K. Popper, "La società aperta e i suoi nemici", 1973)
Quando ho sentito parlare di Obamacare per la prima volta ho pensato ad una marca di cerotti. O di assorbenti. Roba del genere. Obamacare.
Poi ho pensaro ad una nuova polizza assicurativa, e solo alla fine ho realizzato che si trattava di un piano sanitario americano volto a regolamentare almeno un minimo quell'industria disumana che è negli states la cura dei malati.
Bene, mi sono detto, finalmente anche la piùgrandedemocraziadelmondo avrà un servizio sanitario se non proprio pubblico (pare che pronunciare questa parola oltreoceano sia un reato) perlomeno un tantino più equo, un minimo meno gravoso per chi non ha abbastanza soldi per poter stipulare un'assicurazione sanitaria, e me ne sono rallegrato.
Obamacare. Sembra una marca di fazzoletti.
Ma da qualche tempo c'è un'ombra che si è allungata tetra sul presidente americano di colore negro e sulle sue proposte. Uno spettro, è il caso di dire, si aggira per l'america e pel mondo intero.
E così ho scoperto -oVVoVe- che in realtà il buon Obama col suo programma Obamacare (sembra una linea di prodotti dietetici) tenderebbe a controllare le menti e i corpi degli americani tramite l'inserimento di un microchip (non meglio definito) sotto la cute degli ignari pazienti.
La notizia, che è rimbalzata su internet come tutte le notizie di questa minchia, assieme al gatto-bonsai e alle lettere del principe della Nigeria che chiede soldi, mi è sembrata immediatamente veritiera.
E' perfettamente credibile, difatti, che in una democrazia -pur imperfetta- come quella statunitense vengano impiantati microchip nei cittadini contro la loro stessa volontà e senza che questo generi sconcerto o preoccupazione nella società. E' perfettamente plausibile che qualche scienziato pazzo alla Stranamore abbia inventato dei microchip in grado di influenzare il comportamento umano, un po' come è successo con quello che ha inventato il braccialetto con l'ologramma che riallinea il campo magnetico del corpo e garantisce equilibrio e forza e un'erezione più potente.
Viviamo in un'epoca meravigliosa, ogni giorno è una scoperta.
Ed è perfettamente logico, infine, che il presidente Obama, noto dittatore dal passato nebuloso e dall'occhio torvo, decida di impiantare dei microchip nei bambini bianchi per poterli controllare dalla playstation di casa sua.
Non ci ho trovato nulla di strano, insomma, e poi la notizia era pubblicata su un sito internet che si chiama "Informazzione libbera contro la kasta!", e quindi doveva esser vero per forza; l'ha detto pure un parlamentare... e d'altronde si sa che il Potere complotta da anni alle spalle dei Cittadini tramite mille artifizi.
Per esempio: le scie chimiche. Chi di voi non ha mai visto queste armi di distruzione di massa nei nostri cieli? Oggigiorno è impossibile non accorgersene: le scie chimiche esistono.
Gli aerei dei massoni giudoplutocratici, guidati da Monti e da Joker, spargono a bella posta ossidi di bario, bromo boro e bismuto nella Yomosfera per controllare le nostre menti.
Come fa il bario a controllare le nostre menti dite?
Ma non aveta mai sentito parlare di fluorocontaminazione dell'acqua? L'aveva già detto Kubrik in un suo film, e poi guardacaso l'hanno ammazzato. A Kubrik, non al film.
Dite che il fluoro non è bario? Ma sono entrambi nella tavola degli elementi però, quindi... se il fluoro (che guarda caso è pure nei dentifrici!!!) può controllare la nostra mente, figurarsi il bario.
Tra l'altro studi di importanti scEnziati, come il Filicchi, hanno dimostrato che proprio il contatto tra bario e fluoro è in grado di produrre un campo elettrolitico che annulla la schiuma della birra e lascia uno sgradevole retrogusto di piccione in bocca.
Insomma, è un bel macello, e siamo circondati: arrendiamoci. I plutogiudomassoni controllano tutto, pure questo blog, e si inventano sempre qualche trovata liberticida come l'introduzione della tracciabilità per i pagamenti superiori a 500 euri.
Ma stiamo scherzando?
Siamo in uno stato di polizia: con questo sistema ci impediranno PERSINO di EVADERE LE TASSE!!! Sveglia!!!
Però ecco, al di là del gioco, c'è una cosa che mi chiedo.
Prendersi gioco di costoro è facile, ma.
Una domanda me la farei.
Com'è che tutti questi signori sono *veramente* spaventati da questa favola del microchip, e poi possiedono tutti quanti un Aifòn (o similia) tramite il quale scrivono, leggono, navigano e -alcuni di loro- persino votano? Signori miei, l'intelligentofono, con la sua piccola scheda all'interno (alla quale vi hanno obbligato ad essere associati con tanto di ostentazione di documenti come in questura), quello sì che ce l'ha il microchip. Ed è rintracciabile. Si può sapere dove siete, cosa fate, cosa scrivete e pure cos'avete mangiato a colazione. Perchè l'avete appena scritto su facebook, alla faccia della privacy della quale in apparenza vi preoccupate tanto.
Che bisogno c'è del chip sottocutaneo quando avete già comprato a caro prezzo quello esterno? Non c'è nessun complotto. Nessun piano diabolico o segreto. E' solo marketing.
E allora: di cosa vi preoccupate esattamente?
Distrazione.
Una volta c'era la strategia della tensione. Ma i tempi sono cambiati, le bombe non vanno più di moda e le BR ormai non fanno più audience.
Quindi siamo passati alla strategia della torsione.
C'è un problema? Bene, basta avere la cura di incoraggiare la pubblica opinione a distrarsi su un problema simile ma innocuo.
Un problema edulcorato, di facile comprensione e di soluzione particolarmente difficoltosa. Un po' ammantato nel mistero, anche. A volte pure inverosimile, che ce ne frega? Viviamo in un paese che si piega ad astuccino genuflettendosi di fronte ad una campana che proietta un'ombra che assomiglia vagamente alla cugina di Padre Pio; figurarsi se la Ggente ha competenze in campi oscuri e dimenticati da dio come la fisica e la chimica. Possiamo sparar panzane a più non posso, e più sono grosse più la gente penserà che siano vere.
E così nessuno si preoccupa di votare tramite telefonini intelligenti e tutti si dannano l'anima sui chip americani.
A nessuno importa dell'inquinamento derivante da traffico e attività industriali ma tutti si concentrano sulle scie chimiche e sulle micromolecole degli inceneritori.
E il complotto degli illuminati giudoplutocratici/massoni sembra più veritiero dello sfruttamento economico e sociale che patiamo costantemente nel sistema capitalista.
I miliardari non sono il nemico: sono i datori di lavoro.
Gli evasori fiscali non esistono, la mafia è una cosa trascurabile.
I paradisi fiscali d'ora in avanti si chiameranno resort ecosostenibili.
La degenerazione dell'economia di mercato e il neoliberismo nulla sono di fronte al rischio concreto che alcuni ebrei con le mani adunche e i nasi grifagni stiano complottando in un bunker del male in una località sperduta della kamchatka.
Distrazione. Complotto. Casta.
Il problema dell'Italia è... (rrrrullo di tamburi)... gli stipendi dei parlamentari.
E da mesi ormai parliamo solo di quello, ci indignamo, ci incazziamo, chiediamo la forca. Vogliamo, pretendiamo che i parlamentari si dimezzino lo stipendio! Poco importa se nel frattempo il paese affoga nella merda, vuoi mettere la soddisfazione di averli mandati tutti a casa e di aver fatto perdere 5000 euri al mese a rosibindi?
E quando avremo risolto il problema degli stipendi dei parlamentari ci preoccuperemo dei mirochip, delle scie chimiche o dell'abolizione delle provincie che iniziano per "F". Qualcosa si troverà.
Intanto continuate a seguire i nostri programmi, mi raccomando.
Tra poco andrà in onda il nuovo apogeo del voyeurismo: INTRITMENT.
La FICCION dove potete spiare i cazzi altrui, nella fattispecie le angosce e le ansie di persone disturbate che vanno in trattamento psicanalitico da Sergio Castellitto.
Certo, è tutta una finzione, ma immedesimarsi nei finti problemi degli altri è sempre divertente e poter avere la sensazione di spiare davvero una seduta psicanalitica è roba forte.
Magari ci scappa pure qualche puntina di morboso.
Che ci farà venire a mente qualcosa di noi o di qualcuno che conosciamo bene.
Ma è sempre preferibile calarsi per qualche minuto nei problemi fasulli altrui che affrontare quelli veri che ci riguardano.
martedì 5 marzo 2013
Solo cibo pulito.
Oggi farò una metafora molto stupida e lunga, e pure un po' infantile e forzata.
Lo so, lo so... le semplificazioni di questi tempi vanno molto di moda e ci hanno pure rotto un po' le palle. Ma a volte bisogna saper comunicare qualcosa in modo molto semplice, e il difficile è farlo, tenere le cose semplici cioè, senza tralasciare i concetti importanti.
Io ci proverò, a beneficio di chi vuol leggere senza impegnarsi troppo, visto che oggi è pure una giornata di merda che sembra un giovedì.
Ecco.
Quando lavoravo come cameriere mi è capitato di ritrovarmi, una sera, in una situazione che oggi mi pare perfetta per spiegare il funzionamento della democrazia in tutte le sue forme. Dunque.
Era un sabato sera, il che vuol dire che il ristorante era pieno come un uovo, perchè erano ancora gli anni che c'era Lui e i ristoranti erano -appunto- pieni. L'ultimo tavolo libero era stato occupato da una nutrita comitivola di persone, tre coppie, che per le dimensioni del locale rappresentavano una piccola folla. Ovviamente, per accrescere le complicazioni, queste persone erano arrivate piuttosto in ritardo, circa alle nove e mezzo di sera, e si trattava pure di un gruppo eterogeneo di piccosi e lamentosi.
Insomma, i classici italiani al ristorante.
Una volta sistemate le formalità (pane e acqua) mi presentai a prendere l'ordinazione, ma mi resi subito conto che la faccenda avrebbe presentato diverse complicazioni. I sei avventori, difatti, richiesero primi e secondi piatti del tutto diversi l'uno dall'altro, cosicchè mi ritrovai in mano una comanda che prevedeva almeno 12 portate.
Quando scesi in cucina per poco il cuoco (giapponese) non mi passò a fil di lama, minacciando me e le mie generazioni future di morte se non avessi immediatamente ridotto quei tangheri a più miti pretese.
Tornai in sala e mi affrettai a spiegare, con paraculesca cortesia, le difficoltà della cucina (che non era grande come quella del Ritz e faceva solo servizio espresso) a soddisfare le loro richieste, e che se avessero insistito per avere le loro dodici portate avrebbero probabilmente dovuto aspettare per ore. Anche perchè, feci notare, erano arrivati per ultimi e avevano avanti a loro altri venti tavoli.
Le reazioni non furono amichevoli, e variarono da uno stupore sbigottito ed accuse di malagestione del pubblico servizio.
A nulla valse il mio evidenziare che -almeno per la sera in questione- non potevamo dotarci di una cucina più grande e che lor signori -che erano clienti abituali- ben conoscevano le dimensioni del locale e la sue capacità.
Dopo qualche furibonda contrattazione, i due più miti ospiti scesero a compromessi e si accordarono per prendere piatti uguali ad un terzo. Una signora invece, baciata da un intelletto non troppo acuto, semplicemente cambiò la sua ordinazione scegliendo due nuovi piatti. Totale: 10.
Ancora non c'eravamo, e io iniziavo a sudare freddo, sotto gli sguardi inquisitori della turba giacobina che mi fissava come fossi il Re Luigi.
Infatti, non appena feci presente che avrebbero dovuto limare ancora un filo l'ordinazione, fui investito da ondate di sdegno che comprendeva secoli e secoli di indignazione repressa dell'italico popolo contro le malvessazioni della classe dirigente bieca ed aguzzina.
La situazione diventava scivolosa e tragicomica come in un film di Fantozzi, e sostenere contemporaneamente gli interessi dei clienti e quelli del locale era sempre più impossibile.
Feci nuovamente appello al buonsenso, ma il buonsenso era andato a mangiare una pizza quella sera, e uno dei clienti, un arruffapopolo istrionico e minaccioso, agitando le mani come Saint Just quando rifilava uno dei suoi panegirici al popolino desideroso di ghigliottina, mi apostrofò dicendo che avrei a questo punto dovuto decidere io per loro cosa dovevano mangiare (condendo il tutto con borborigmi di èinauditismo, di nonmeramaisuccessismo e di èunavergognismo).
La contrattazione procedette sul filo di questa sottile lama di rasoio per alcuni minuti, e dopo quella furibonda Yalta riuscii, con non pochi sforzi di diplomazia, a ricavar una comanda di sette-otto piatti, che ancora era lontana dall'essere onesta ma che potevo comunque, con qualche forzatura e a rischio del mio scalpo, imporre al cuoco (giapponese) che era molto paziente ma armato.
Insomma, per farla breve, alla fine riuscimmo ad accontentare tutti (più o meno) e seppur obtorto collo lor signori mangiarono, bevvero e ruttarono anche se non smisero per un solo secondo di sbriciolarmi i coglioni per ogni sciocchezza, perchè ormai avevano il dente avvelenato.
Ecco.
Ora, i più scafati di voi avranno già notato i punti salienti della metafora, ma io desidero rimarcarli per chi non avesse capito il senso di questa mia narrazione.
La tavolata di pignoli irragionevoli è l'elettorato. Diviso, rissoso ed impaziente. In più: quello italiano è l'elettorato che è arrivato per ultimo al ristorante ma desidera essere servito prima degli altri.
La cucina, vedetela un po' come il governo, o se siete più internazionalisti, come la Commissione Europea. Quello c'è, quelle sono le risorse. Pestare i piedi non cambia la situazione.
Il cameriere, che ero io, è il rappresentante del popolo, il politico. Che è sì parte del sistema (ristorante) e membro del governo, ma che fa comunque gli interessi del popolo e che si fa portavoce delle sue richieste. E che cerca di convincere l'una parte e l'altra a trovare un accordo.
In un sistema democratico, quindi, ogni singolo cittadino avanza le sue richieste. Quando queste non possono essere soddisfatte, è inutile proseguire incaponendosi su posizioni di principio. Se la spigola è finita, arrabbiarsi non la farà comparire per magia nel piatto. E -in ogni caso- non si può avere tutto. Così come al ristorante non si possono scegliere 40 piatti diversi se siamo in 20, nella realtà non possiamo veder esaudite le richieste di TUTTI i membri della società (tagli alle tasse, lotta all'evasione, più soldi alla sanità, meno controllo fiscale, condono, ambiente, ricche pompe e cotillons varii)
Il tentativo di accordo, evidentemente, è l'unica via. Qualcuno, più malleabile o di gusti meno sceglini, deciderà per il bene comune di mangiare il risotto, come il suo commensale, piuttosto che la pastasciutta che gli faceva tanto gola.
Una volta giunti ad obbiettivi comuni e condivisi, si può mangiare. Se si resta divisi, invece, si fa la fame.
La tentazione -seppur palesemente provocatoria- di affidare al cameriere ogni potere decisionale ("allora ce lo dica lei, cosa dobbiamo mangiare") avrebbe sì risolto il problema anch'essa, ma non ci vuole molto per capire che demandare la sovranità nella sua interezza ad un Uomo Salvifico è piuttosto pericoloso, dato che i sei meschinacci avrebbero rischiato di trovarsi, per mio comodo, a mangiare pane e acqua e senza neppure rompere troppo i coglioni.
Ancora una piccola considerazione, però.
Se in questo scenario introduciamo la democrazia cosiddetta diretta possiamo prevedere due risultati.
Il primo, che comporta una votazione a maggioranza di ogni commensale sul piatto da ordinare, porterà tutti ad avere la stessa pietanza. La maggioranza ha deciso: stasera pasta. E se qualcuno è intollerante al glutine chissenefrega, non mangia.
Il secondo, prevede di sostituire il cameriere con un cliente.
Il cameriere costa, a che serve? Mandiamolo a casa!
E qui dunque il rappresentante del popolo sovrano scavalca la catena di comando e si presenta lui stesso in cucina con l'ordinazione, puntando i piedi e minacciando il cuoco (giapponese).
Mi limito a farvi notare però.
Che anche in questo caso il problema non si è risolto, e che se non si ricorre di nuovo alla contrattazione si resta comunque ed inesorabilmente col piatto vuoto, per quanto si urli e si gridi alla vergogna e all'ingiustizia.
E che molto probabilmente in questo caso il cuoco (giapponese) si incazzerà di brutto.
E non bisogna mai far incazzare chi maneggia il tuo cibo, se si vuole che sia pulito.
giovedì 28 febbraio 2013
Democrazia 2.0
Diceva Sartre che gli scrittori hanno una sorta di dovere, nei confronti della popolazione e della politica, che è quello di fare cultura. E fare cultura nei confronti della gente e della politica, o forse dovrei dire all'interno della politica, intesa come argomento, significa prendere delle posizioni in maniera chiara.
Tesi ribadita più volte da illustri autori anche qui in Italia, da Sciascia a Calvino, passando per Pasolini e mi sembra di aver già detto abbastanza.
Oggi volevo scrivere un post diverso, avevo già in mente la storia che volevo raccontare, ed era una storia autoreferenziale. Ma a un certo punto ho deciso che non potevo farlo.
Perchè in effetti, rileggendo l'ultima cosa che avevo scritto, quel "Per non tacere per sempre", mi sono reso conto di aver scritto con la pancia e non con la testa, e va benissimo per carità, scrivere con la pancia, ma sentivo ancora il bisogno di precisare alcuni punti.
E io sono fatto così: se una cosa mi resta sul gargarozzo non ci dormo e prima o poi bisogna che la sputi.
Ecco, riprendiamo il filo del discorso.
Il Movimento 5 stelle di cui tanto si parla in questi giorni, come se fosse nato oggi, non ha nulla a che vedere con la cultura. Questo è il primo punto che voglio mettere bene in chiaro. Anche perchè ho sentito personaggi fin troppo insigni definire quella di Grillo una "rivoluzione culturale". Se è una rivoluzione culturale questa, quella di Mao cos'era? E' essenziale per me ribadire quindi, ancora una volta, che il M5S *non è* un movimento di controcultura e non ha nulla a che vedere con una rivoluzione culturale. Il perchè è presto detto. Il M5S non solo manca di una coerente base d'ethos, ma la respinge come fondamento stesso del suo essere: è nella sua ontologia l'essere senza struttura etica. Il M5S è un movimento di OPINIONI, non di CULTURA. E' la somma delle singole opinioni, talvolta divergenti, talvolta ridicole, di tutti i suoi attivisti che scelgono di renderle pubbliche.
Nel loro stesso organigramma si legge che il M5S è un "non-partito", con un "non-programma" e un "non-statuto". Un po' come uno zombi è un nonmorto, insomma. Non è proprio vivo. E' morto. Però cammina. Ecco, loro non sono proprio un partito. Si fanno eleggere in parlamento, però poi non governano davvero, si limitano a berciare un po' qui un po' lì.
La mancanza di una cultura EVIDENTE (della reale affinità culturale OCCULTA di questo movimento a politiche di stampo liberista discuterò più avanti) fa sì che il nonpartito si destrutturi automaticamente ad ogni questione morale che viene sollevata, gettando la base nel più completo frastornamento finchè non arriva il deus ex-machina (O Grillo O Casaleggio) a gettare una bella dichiarazione lapidaria che detti la linea da seguire..
E qui già si vedono due cose. La prima: l'efficacia del messaggio che il singolo elettore/attivista del M5S riesce a far passare nel maelstrom della rete è legato a) alla sua capacità di espressione, b) alla tempistica del post e c) alla sua credibilità. In definitiva: il messaggio del singolo utente non conta nulla, con buona pace della democrazia dal basso.
La seconda: questo nonpartito ha una linea, intesa come la intendevano i comunisti, più unica di quella del PCUS, perchè non viene dall'approvazione di un congresso di rappresentanti ma da una sola persona che decide per tutti.
Voi dite pure la vostra: tanto so già che non riuscirete a mettervi d'accordo, quindi ci penso io a darvi l'imbeccata e a prendermi -come al solito- il plauso della maggioranza. E la chiameremo "democrazia partecipativa".
Questa beneamata minchia.
Ma ora che abbiamo stabilito che il M5S non ha niente a che vedere con la cultura, dobbiamo chiedrci: con cos'altro ha a che vedere, allora?
Il Grillismo, a mio modestissimo parere, peraltro condiviso da teste ben più illustri della mia, è un fenomeno Politico (per quanto la parola schifi gli elettori grillici) Sociale ed Economico e solo in quest'ultima accezione Culturale. Ovvero, fa parte di quella cultura economica che trova la sua espressione più moderna nella televisione commerciale 2.0: l'internet commerciale e l'e-economy.
Partiamo da qui, con un comodo elenco stile Wu Ming, che hanno ragione loro: così ci si impappina meno e si segue meglio:
LA CULTURA DEI MEDIA
Grillo sfasciava i PC.
Poi un giorno, sulla via di Ivrea, cadde dal Suv e venne folgorato da un'illuminazione divina. E così vide che internet era una cosa buona e Casaleggio era il suo profeta. Amen.
Adesso Grillo infila l'Olivetti, di cui Casaleggio era dirigente, in ogni comizio e magnifica come una lente magica le mirabolanti proprietà della rete.
Qui apro una parentesi. Io credo che internet sia una bella cosa. E' un modo per mettere in contatto le persone, un bel sistema per comprare libri rari o fuori stampa e per scaricare pornografia e anche un bel bacino di informazioni. Certo, tra tutte le informazioni che ci sono c'è pure tanta cacca, e bisogna saper distinguere. Spesso non è così facile, e c'è sempre chi casca in fakes mostruosi, ma pian piano ci abituiamo.
La cosa più pericolosa di internet è il mostruoso volume di informazioni prive di controllo (e talvolta neppure definibili "informazioni" in senso stretto) che ogni secondo vengono vomitate sul web come da un Gargantua con la gastrite: per questo internet va preso decisamente cum grano salis.
E' un medium, ragazzi, ricordiamocelo. Come non è verità tutto quello che si vede in TV così non lo è tutto quello che è su internet.
E' un mezzo, niente più.
Ma nel grillismo è più importante il mezzo dello scopo, anzi il MEZZO stesso si sovrappone con lo scopo, trascendendolo, in una spirale discendente che punta ad identificare nella rete e nella condivisione nei blog (anzi NEL blog) l'essenza stessa del movimento, che nella partecipazione si autoafferma e si realizza e della partecipazione fa strumento e fine allo stesso tempo.
Si partecipa per partecipare: lo scopo della riunione è fare riunioni, lo scopo del voto è votare e così via.
Questo meccanismo in apparenza banale ha lo scopo di distogliere così la nutrita base dal vero problema, ossia l'organigramma del movimento e le decisioni da prendere, che restano completo appannaggio del mago di Oz che, una volta al giorno, delibera da dietro le tende un oracolo che i milioni di connessi dovranno interpretare e fare loro.
Messaggio che -va da sè- nell'ottica pubblicitaria che pervade la comunicazione dall'alto di questo movimento via-internet, appare vieppiù vago e accessibile alla maggior parte di consumatori-fruitori della rete.
Nell'autoorganizzazione del fruitore infatti si realizza quella rete di consumatori consapevoli che generano una fitta rete di inutili messaggi orizzontali, mentre nella comunicazione ad una sola via (dal vertice alla base) del pubblicitario-re si realizza in ultima analisi quella strategia propria del marketing di vendita per un prodotto adatto a tutti.
IL RETROSCENA SOCiALE
Il movimento quindi si prefigura, attraverso la rete e l'utilizzo di un medium, di organizzare una "base" di fruitori. Che il prodotto venduto sia un barattolo di fagioli o un'idea poco cambia. In questo internet è la continuazione della televisione commerciale con mezzi più moderni.
Andiamo adesso ad analizzare la composizione di questa base di fruitori e il contesto sociale nel quale questa base di fruitori si muove.
E' innegabile che la società sia formata da persone e che le persone influiscano sulla struttura stessa della società e viceversa in un processo dinamico continuo che Brofenbrenner ha studiato a fondo denominandolo "ecologia dello sviluppo".
In tale ottica, l'essere umano non può essere scisso dalla nicchia ecologica (o sociale se preferite) che occupa, rappresenta e modella.
Per comodità di analisi ci occuperemo prima dell'uomo e dopo della nicchia, tenendo ben presente però che si tratta di una differenziazione di comodo.
Le persone hanno competenze e abilità (e direi pure capacità intellettive) varie. Si va da un estremo all'altro, dove nella parte più bassa possiamo collocare Gasparri e in quella più alta, che so, Hawking magari. Per rappresentare la maggior parte della popolazione ricorriamo al concetto di "media", e vista la corrispondenza etimologica col termine "mediocre" siamo già messi male.
L'elettore medio di Grillo è giovane (vedi dati del senato) e disilluso, tanto per cominciare, e partiamo da qui. Non voglio infatti soffermarmi su certi esempi di persone scadenti che utilizzano un gergo puerile e che appartengono ad una fascia di popolazione inferiore alla media per abilità e capacità oggettive, e che scrivono post deliranti nel blog del Santone (andate a vedere e fatevi due risate...): per quanto possa essere allettante dimostrare che proprio questo genere di persone è più influenzabile da un messaggio semplice urlato in maniera accattivante, ammetterò -per comodità e buona pace- che gli stupidi votano in maniera trasversale tutti gli schieramenti e finiamola qui.
Torniamo ai giovani e ai disillusi.
I primi sono da un po' di tempo al centro di un nuovo fermento ideologico, anch'esso abbastanza trasversale, soprattutto alla sinistra, che si potrebbe definire giovanilismo. Il giovane, per questa nuova dottrina, è MEGLIO degli altri tout court. Il giovane è bravo, bello e intelligente, ha idee fresche e grandi capacità.
Io mi chiedo in che mondo vivano certe persone, perchè i giovani che di solito incontro io sono un po' diversi. Ce ne sono di buoni, ovvio, ma ci sono anche tanti imbecilli: la stupidità non ha età.
La fascia di età definibile tardoadolescenziale (14-20) in questo momento storico ha alcune caratteristiche comuni che sono molto ben delineabili. Insicurezza, che traspare dai comportamenti di "branco", talvolta pure violenti. Insicurezza che deriva ANCHE, ma non solo, da una carente educazione e sociale e familiare: la dove non arriva la scuola e la società non arrivano neppure quei genitori circumquarantenni figli di quegli anni ottanta che tanti cervelli hanno macerato nell'illusione del denaro facile.
I beni di consumo più allettanti per questi giovani virgulti sono i telefonini e gli AIPAD, i vestiti e le scarpe. Singolare infatti come il meccanismo di previsione del voto sia andato completamente in panne per l'aver i sondaggisti effettuato interviste solo chiamando i telefoni fissi. I giovani proprietari di aifon, non interpellati, hanno fatto sbancare tutti i pronostici.
La cultura, intesa come cultura classica, non è contemplata da questi personaggi, per lo meno dalla maggior parte di loro. Come diceva il linguista Mauro: è l'analfabetismo che genera il voto populista.
Oggigiorno la maggior parte delle persone ha una seria difficoltà a capire la lingua scritta (e parlata). Pensate solo a quante persone non riescono ad usare correttamente il congiuntivo, all'uso inflazionato del piuttostochè, alla prosa sciatta di certi componimenti. La maggior parte della gente di fronte ad un ragionamento complesso storce il naso ed abbandona, bollandolo come "seghe mentali da intellettualoide" perchè non lo capisce.
Ciò che non si capisce si disprezza.
E il disprezzo è -come insegna Ekman- l'emozione più forte e pericolosa che esista, più pericolosa dell'odio. Itle non li odiava gli ebrei, li disprezzava. C'è una sottile differenza, ma determinante.
Quando parlo di "gente", ovviamente, parlo sia di giovani che di adulti, con una certa propensione per i disillusi. Diciamo che parlo degli indecisi, di quelli che alla domanda rispondono "Non sa/non ha deciso". Di quelli che aspettano che qualcuno gli spieghi le cose in modo più semplice, invece di dotarsi di strumenti più raffinati per capire le cose più complicate. Perchè ci sono cose che non possono essere messe giù semplici, checchè se ne dica, e quando ci si prova si finisce sempre col tralasciare qualcosa di fondamentale.
Ergo, tornando a bomba, la base a cui si rivolge il messaggio messianico-mediatico di Grillo/Casaleggio è un pubblico di "consumatori" di cui fanno parte in massima percentuale i giovani e i disillusi di ogni età. Accomunati, come abbiamo detto, dall'incapacità o dalla mancanza di volontà di comprendere ragionamenti più sottili del solito "vaffanculo a tutti".
Per quanto riguarda la società nella quale queste persone si muovono, c'è da dire che si tratta di una società che da tempo ha rinunciato a proporre modelli alternativi all'imbarbarimento consumistico galoppante. E' il genocidio culturale che già Pasolini, negli anni 60, aveva visto all'opera, denunciando la televisione, la "banalissima" televisione commerciale, come lo strumento più violento che si fosse mai visto. Lo sapeva anche Goebbles d'altronde. Ma Pasolini diceva così perchè non aveva ancora visto il web.
Attraverso l'organizzazione di una cultura "dal basso", livellata sugli istinti più triviali, si sostituisce la cultura più alta e se ne impedisce l'organizzazione. Di più: la formazione di gruppi di "antiintellettuali" votati al praticismo ("noi siamo per FARE, voi intellettuali andate a lavorare") determina la genesi di un sentimento di disprezzo diffuso per tutto quello che sembra più "alto" ed elitario, e che viene immediatamente bollato come "CASTA", alla quale vengono attribuite arbitrarie caratteristiche di malvagità e corruzione.
Come nel Signore degli Anelli, che per decenni è stato al centro di furiose critiche proprio per questo motivo, c'è un potere occulto e maligno che dall'alto cerca di distruggere i poveri e buoni hobbit che lavorano e non pensano. Da una parte la magia, associata alla conoscenza e al potere, come male assoluto. Dall'altra gli zappaterra fumaerba semplici e genuini, che vivono in splendide comuni senza governo e che sono l'ultimo baluardo della bontà.
Il MSI ci ha costruito tutta la sua campagna politica, sui campi Hobbit. Ma tanti non lo sanno o l'hanno dimenticato.
Quindi, per tirare le fila: questa fetta di popolazione (maggioritaria? minoritaria? i posteri ce lo diranno) si autoorganizza all'interno della società corrente NON per sovvertire l'attuale ordinamento culturale ed economico (capitalismo) con un moto di contro-cultura, ma per usare la cultura dominante e schiacciata sul basso per fare leva sulle classi elitarie, senza far distinzione tra elite politica, culturale e via discorrendo. La dinamica è la solita, vecchia, classica dinamica del gruppo.
Andiamo a picchiarlo tutti insieme mentre è solo.
Potrei infatti aggiungere a questo discorso pure il carico della violenza verbale via internet, e farvi notare il parallelismo che corre tra il fenomeno del bullismo in rete (vedi facebook) e che spesso sfocia in vere e proprie aggressioni di stampo squadrista (fascismo inconsapevole) verso il "diverso", e le aggressioni verbali e la violenza di certi interventi che si possono leggere nei siti dei grillini, e che sfociano talvolta in veri e propri atteggiamenti squadristi (come verso i giornalisti in piazza San Giovanni), ma sarebbe un esercizio sterile.
Provateci da soli: andate su internet, prendete un giovane grillino e palesate il vostro dissenso. Poi guardate che succede.
L'AGONE POLITICO
E qui si giunge all'ultimo e più importante passo.
Abbiamo stabilito il mezzo attraverso il quale il mezzo stesso si propaga come scopo. Abbiamo visto come il fine si confonda machiavellisticamente col mezzo, nella miglior giustificazione sostenibile. Abbiamo visto come sia stratificata quell'eterogenea base di votanti e in che società viva e operi.
Questo è struttura, "forma".
Adesso vediamo il contenuto o "sostanza", ovvero l'offerta politica, se così si può dire.
Il contenuto politico del M5S è composto da due strati sovrapposti ben identificabili. Uno strato, più superficiale, è quello che serve ad abbindolare le masse e potremmo definirlo componente commerciale. L'altro strato, più profondo ma non certo occulto, è la vera essenza della politica del M5S e potremmo definirlo componente ideologica.
Adesso guardiamole più da vicino.
La componente commerciale ha il pregio, per così dire di essere immediata. E' facilmente comprensibile: arriva a tutti con la stessa forza.
Anche a me, vi dirò, diverte sentire Grillo che urla. E devo pure ammettere che su tante cose è difficile dargli torto. Qui però ci si deve fermare.
Tanto per cominciare dobbiamo vedere COME questa componente commerciale viene promulgata. Ovvero: con il solito meccanismo dello Spot.
Senza contraddittorio (o con un contraddittorio fasullo, come le pubblicità del prodotto che smacchia "più del principale concorrente") e a volume PIU' ALTO.
La publicità fa esattamente la stessa cosa. Grillo smacchia i giaguari più di Bersani. Ma mica vi dice come. Grillo fa bene all'intestino, perchè ha il Bifidus Regulagrullis, che importa se poi non esiste. Grillo e il M5S sparano a tutto volume la loro offerta irrinunciabile: perchè pagare di più? E' da locchi.
Ma Grillo è andato avanti, nella strategia commerciale, e non si è fermato alla banalità. Le migliori campagne pubblicitarie non sono quelle che ti convincono a comprare il prodotto, ma quelle che ti convincono che il prodotto lo vuoi davvero, che sei TU che lo scegli. "Siete voi che mi dite cosa devo fare" dice Egli, quando due minuti prima ha imbeccato la folla su cosa doveva dirgli di fare.
-Vogliamo i tagli agli stipendi dei politici!
-Yeahhhh!
-Cosa vogliamo?
-I tagli agli stipendi dei politici!!!
Tipica strategia di marketing modello americano.
Guardi loro e rivedi Reagan e gli anni ottanta.
Ma cosa c'è in questo messaggio? Niente, in realtà il messaggio commerciale non è importante. Contiene un po' di tutto quello su cui Grillo ha messo il cappello. Ha pescato qui e là, un po' di movimenti, un po' di rifondazione, un po' di casapound e ha detto che l'aveva inventato lui.
Acqua libera, reddito di cittadinanza, meno tasse, più internet, mandiamoli tutti a casa, un etto di torrone morbido e due pinoli di numero.
Lo potevo scrivere anch'io un programma così. No a questo, no a quello... Cosa ce ne frega se si può fare o no, tanto serve solo per prender più voti possibile, in maniera indiscriminata.
Il problema di ogni dichiarazione di intenti, infatti, (e il loro nonprogramma E' una dichiarazione di intenti, lo chiamino poi come vogliono) è che PRIMA di cambiare tutto bisogna sapere CON COSA cambiarlo. E in questi giorni vediamo che l'interrogativo -che è sorto a sorpresa vista la peculiare situazione al senato- non è di facile soluzione.
Adesso i senatori e i parlamentari grillini (e la base, anche) non sanno che fare e invocano tempo per riflettere. Ma in un mondo normale si riflette PRIMA di fare le cose, specie se si tratta di fare cose importanti.
Ma torniamo a noi. C'è un aspetto ancora che vorrei approfondire, prima di chiudere con la componente ideologica del M5S; ovvero la punta di diamante della componente commerciale: la democrazia dal basso.
La democrazia dal basso non è un'invenzione di Grillo. E' semplicemente la forma più ARRETRATA di democrazia che esista. Ovvero quella che prelude alla moderna democrazia di rappresentanza.
Nella democrazia del basso, ogni voto conta uno e tutti possono deliberare per -ad esempio- approvare una legge. Questo è possibile se ci troviamo in cinque amici e dobbiamo scegliere che film andare a vedere al cinema. Anche se poi -come spesso succede- sarà alla base di violenti alterchi e della fine dei rapporti coi propri sodali (da qui: l'arte del compromesso, questa sconosciuta...).
Man mano che la società si fa più complicata si deve giocoforza passare ad una democrazia di rappresentanza per due motivi fondamentali.
Il primo, meno importante, è la dimensione del bacino di elettori. Se abbiamo 50 milioni di persone in età da voto, è IMPOSSIBILE organizzare votazioni plebiscitarie per ogni singolo cazzo di emendamento che deve passare. Facendo così, ci estingueremmo prima di aver fatto la legge sul conflitto di interessi.
Qualcuno dirà: ma attraverso la rete si può effettuare una votazione istantanea (o quasi) che permetta una forma di democrazia più diretta, no?
Ni.
E' opinabile e controverso. Chi ci garantisce, per esempio, che i voti non sarebbero manipolati dai gestori dei server? Se viene manipolato il televoto a Sanremo, figuriamoci quello online. Le schede non saranno infallibili, ma sono più sicure. O al limite, hanno lo stesso grado di sicurezza, e questo quindi non risolve il problema.
Anche perchè il secondo e più importante problema riguarda il grado di competenza.
Centomila imbecilli messi insieme non sono più intelligenti di un genio.
Infatti a Sanremo ha vinto Mengoni.
La democrazia di rappresentanza ha il rischio di veder crescere la corruzione al suo interno, è vero, ma questo rischio si contrasta con strumenti di controllo più efficaci sui nostri rappresentanti. E con un'opinione pubblica un po' più sveglia, che scelga in libertà rappresentanti capaci e onesti.
E' inutile invocare la democrazia diretta quando in Lombardia la maggioranza ha eletto un governatore che rappresenta la continuità con una classe dirigente EVIDENTEMENTE corrotta e truffaldina.
Insomma, il problema non è il metodo che si sceglie, è cambiare proprio la testa degli elettori, e questo non si fa andando al senato a fare ostruzionismo becero, ma con una lenta opera di sensibilizzazione. In questo i grillini sono stati troppo accellerazionisti e hanno fatto -decisamente- il passo più lungo della gamba.
Ma arriviamo al punto nodale e conclusivo di questa lunga diesamina e andiamo a guardare da vicino la componente ideologica del M5S.
Tale componente affiora, qui e là come gli scogli alla meloria, all'interno dei programmi e dei proclami del lider maximo e dei suoi sanculotti. Nel corso delle settimane ho identificato diverse piccole proposte che -messe insieme - ci possono dare un quadro più nitido.
farò un piccolo elenco parziale, perchè è impossibile ricordarle tutte con esattezza: limitiamoci a quelle più significative.
1) via i sindacati. Colpevoli, secondo Grillo, della disoccupazione e della crisi economica. In "sindacati" Grillo ha identificato ieri un volto preciso nel nome di Susanna Camusso, quindi via i sindacati specie se di sinistra.
2) equidistanza da destra e sinistra. Anzi, negazione dell'esistenza stessa delle due categorie. Il negazionismo è un'arma importante. Negare l'avversario nel presente significa ucciderlo nel proprio immaginario. Negarlo nel passato, con effetto retroattivo, vuol dire togliere dignità intellettuale a tutti quanti si possano rispecchiare in una qualsivoglia ideologia. Tale ideologia non esiste ed è solo un frutto della vostra immaginanzione. Il duce ha fatto cose buone, gli ebrei non sono mai stati uccisi nei campi di concentramento, e così via.
3) eliminazione dei partiti, riduzione dei parlamentari. Ridurre la rappresentanza non è certo il modo migliore di realizzare quella "democrazia diretta" che i grillini desiderano. Semmai dovrebbero chiedere di raddoppiarli, i parlamentari.
4) credito alle microimprese. Ovvero: diamo i soldi pubblici agli ex ricchi che adesso piangono. Il rischio di impresa, insito nelle dottrine di mercato liberiste, viene in questo modo bypassato senza vergogna, ottenendo la classica moglie ubriaca (l'imprenditore) e botte piena (il credito), sottraendo di fatto il vino a qualcun'altro. Questi imprenditori che hanno voluto il capitalismo e sono stati sbranati dal libero mercato sono la causa stessa del loro male, ma ancora una volta dovrebbero essere i salariati a togliere le castagne dal fuoco ai padroni.
5) niente cittadinanza ai figli degli immigrati, via i rom, via i rumeni e amenità varie. E qui c'è poco da commentare. Sembra uscita dritta dall'agenda di Miglio.
Inoltre, oltre alle cose che Grillo e i suoi amici dicono, c'è quello che non dicono che fa più pensare. Mai un attacco al capitalismo, che viene visto come un babbo benevolo e non come la principale causa della crisi economica e culturale che stiamo vivendo; non una critica a confindustria, che evidentemente nell'ottica dei grillini ha salvaguardato i diritti dei lavoratori meglio della CGIL e della FIOM; non una parola contro l'antisemitismo, per i diritti degli omosessuali (qualche grillino ha equiparato anzi le nozze gay a quelle tra animali); non una parola critica verso i vertici economici. Tanto anticlassismo falso, tutto indirizzato verso i politici (facendo di tutta l'erba un fascio, come se Ferrero fosse uguale a Speroni) e nessuna identità di classe. Tanta attenzione per il proprio orticello e nessun accenno di internazionalismo, anzi, l'europa puà andare affanculo pure lei e i francesi sono tutti finocchi. E infine tanto dire cosa non si è per non dire cosa si è davvero.
Perchè se dovesse dirlo davvero, cos'è, Grillo si troverebbe forse vicino sul serio a quell'anarcoliberismo a cui l'accostano Wu Ming e altri.
Io da parte mia ci vedo tanto quella corrente proudhoniana che sorse nella comune di Parigi tradendone lo spirito socialista: miti borghesi fautori del mutualismo, adoratori dell'uomo che fa impresa di sè stesso ricevendo contributi pubblici e generando benessere tramite la produzione, nemici dello stato e sostenitori del ritorno alle città autonome e non governate, per dirne alcune. Questo, misto ad un certo rampante e modernista yuppismo, la cui faciloneria trascende da ogni atteggiamento dei "nostri" attivisti.
Non so se le accuse di criptofascismo che alcuni muovono alla STRUTTURA del movimento (non alla base, questo desidero sia messo bene in chiaro) siano fondate o meno. Magari parlare di criptofascismo è un tantino esagerato, ma la tentazione viene, quando ci si trova di fronte all'ennesimo culto della persona ("Grillo, salvaci te!") e a certe declamazioni reazionarie da parte di un popolino confuso ma aggressivo. In ogni caso -se non possiamo dare una definizione univoca di ciò che è il movimento- possiamo invece dire cosa non è.
Non è sinistra.
Non è lotta.
Non è un movimento controculturale.
Non è internazionalismo, nè socialismo.
Non è dalla parte dei poveri o dei lavoratori.
E' un flashmob che si compone di due moti. Uno proprio, orizzontale, come un cane che si rincorre la coda, nel quale gli attivisti se la cantano e se la suonano tra loro, gettando disprezzo ora sui loro padri colpevoli di avere le pensioni ora sui politici colpevoli di essere politici. L'altro, estrinseco e verticale ma non verticistico, che punta all'affermazione di un qualcosa che è ancora da delineare, ma che per ora non fa presagire nulla di rivoluzionario. Anche perchè: se non sempre giovane vuol dire capace, non sempre nuovo significa migliore.
CONCLUSIONI
Questo articolo è frutto di ragionamenti, letture, confronti ed analisi. Ho letto, parlato con rappresentanti del movimento (ricevendo quasi sempre insulti in cambio di domande) e non. E' il frutto della mente di molte persone, e molti concetti non avrei potutto trattarli se non fosse stato per le lucide parole di Pasolini, Wu Ming, Luttazzi e tanti altri.
Questo articolo riflette tuttavia le mie peronali impressioni (più che convinzioni) su di un fenomeno di massa ancora incerto per molte caratteristiche.
Nel tratteggiare questo fenomento, desidero rimarcare che le mie considerazioni si riferiscono SEMPRE alla struttura astratta di tale fenomeno e non hanno nulla a che vedere con le SINGOLE PERSONE che di questo fenomeno fanno parte.
Certe cose è bene rimarcarle sempre, si sa mai.
lunedì 25 febbraio 2013
Per non tacere per sempre
Lo dico da subito, questo non sarà un post divertente o faceto.
Questo post ha una precisa identità politica, come il valzer di Guccini, per cui chi non è interessato può andare immediatamente oltre.
Questo post riguarda fatti che hanno avuto luogo dieci e più anni fa, e fatti che hanno avuto luogo pochi minuti or sono.
Questo post riguarda la coscienza.
Ma vengo al dunque.
Il dunque è: c'era la Fallaci a fare il Grillo, nel 2002.
C'erano Silvio e Fini e Casini, c'erano organi di propaganda e di sistema. Oggi siamo tutti Grillo, e ne cantiamo le lodi, la giovinezza di fascistissima memoria, giovinezza politica, beninteso, e l'onestà, mai comprovata ma supposta, come supposte sono quelle cose sfuggevoli che ti ritrovi d'improvviso su per le trombe del culo, e che non sai se ti fanno bene o male, ma al momento ti regalano un elegante fastidio nella deambulazione.
Nel 2002, in piena belle èpoque, eravamo circa due milioni di persone ad intasare le belle strade di Firenze. Una Firenze che era stata dipinta come assediata dai noglobal, dai blecbloc, dai terroristi e dai fascisti rossi.
Oggi c'era piazza San Giovanni (dico oggi per licenza di stampa) violentata da quasi un milione di derelitti in cerca di un'identità che solo un vecchio comico che faceva gli spot per la Yomo ha saputo dare.
La maggior parte di tali derelitti sono persone -per carità- oneste e tranquille, animate da un sincero fervore rivoluzionario e da una giusta sete di verità e decenza. La maggior parte di queste persone -incidentalmente- non capiscono una sega nulla di politica, ma questo è un argomento a parte.
Vorrei invece sottolineare un fatto fondamentale: la maggior parte di queste persone, negli ultimi venti anni, ha votato per l'uno o l'altro schieramento.
E questo li rende responsabili e correi di tutto quanto tali schieramenti hanno -a torto o a ragione- cagionato in questi anni.
Ma queste persone pensano di aver scelto la novità, sciacquando i propri peccati nel rio grande del mitico movimento con le 5 stelle, scordandosi di quando avevano vergato il proprio segno sulla bandierina di forzitalia o di quando avevano accettato il lavoretto in comune per il pd, come tutti quelli che rinnegarono il fascismo nel 1945.
Si potrebbe dire che questo già basterebbe per bollare tale esperimento di naufragio democratico come una malcelata lavata di coscienza di tutti quei tangheracci che avevano mal indirizzato il proprio voto, ma non è così.
C'è di peggio.
E non è neppure il sibillino richiamo a fascistissime memorie, che prorompe da taluni di questi esponenti della nuova libertà antipolitica (tra l'altro: politico vuol dire soltanto "cittadino"), non è la mancanza di chiarezza nella scelta dei rappresentanti, le aperture all'estrema destra, il vilipendio per ogni confronto democratico, l'utilizzo delle piazze come un manganello per colpire l'informazione, il qualunquismo militante o il populismo becero di alcune risibili proposte -prima tra tutte il referendum per USCIRE dall'euro-.
No.
Il peggio è che dieci anni fa Grillo era la Fallaci.
E mi spiego meglio.
Dieci anni fa milioni di giovani si preparavano politicamente per comprendere il funzionamento di un mercato globale, ascoltavano le lezioni di Chomsky, si confrontavano con l'internazionalismo, col socialismo reale, col marxismo e con l'economia sostenibile.
Il loro giusto risentimento era sostenuto da una base d'ethos, per così dire, da un indirizzo preciso e strutturato. Non era un esser contro solo per esser contro, ma per costruire un qualcosa di ben preciso, in ultima analisi.
Contro di loro, le grida isteriche e ignoranti di una vecchia signora che paventava il rischio anarchico e terrorista e invocava soluzioni itleriane e sospensioni delle libertà individuali.
Ecco.
Magari sarà solo il pensiero di un vecchio disilluso, di un eterno sconfitto, ma in certe dichiarazioni e in certi atteggiamenti, io rivedo...
Nel grido "sono tutti uguali" rivedo l'uomo qualunque di morettiana memoria.
Nelle epurazioni di partito rivedo fasti dannunziani.
Nelle grida antieuropeiste rivedo quell'autarchia stupida di grani falciati e fiumi guadati a petto nudo.
Nei richiami continui alla povera piccola e media industria di questa minchia rivedo il borghesismo salso e arrogante che ha ammorbato il bel paese negli ultimi decenni.
E nel poi si vedrà rivedo il pressappochismo tipico delle destre irresponsabili che guardavano solo al proprio piatto.
Se ne vadano giustamente nel culo i piccoli imprenditori che hanno voluto il libero mercato e poi se ne lamentano, i milionari che pretendono di rappresentare i poveracci e i poveracci che pretendono di diventare rappresentanti dei milionari, i giovani, i pressappochisti e i rivoltosi in maniche di camicia, se ne vadano pure nel culo i nuovi verdi vegani, i pannellisti fotovoltaici e quelli che -banalmente- si giustificano con una presunta mancanza di scelta.
Dire che non ci sono alternative credibili è una mera scusa.
Se pasolini potesse vedervi, signori miei, altro che prendere le difese dei poliziotti...
Il distaccarsi dalle posizioni è sempre stato appannaggio di chi aveva una posizione insostenibile, e l'internazionalismo è sempre stato un pregio, ma c'è chi oggi lo considera un pericoloso difetto.
In defnitiva: oggidì abbiamo scoperto che i giovani vogliono la novità, come volevano la novità i fascisti negli anni venti e i nazisti in germania, che i Ggiovani rifiutano il confronto credendo -bontà loro- di aver nelle tasche una verità indiscussa, che i partiti che hanno liberato l'italia dal fascismo sono solo un vetusto orpello e che la parola antifascismo non deve essere neppure pronunciata, perchè tanto è gia stata scritta nella costituzione, che ce ne frega di ribadire il concetto.
Abbiamo scoperto che il secondo (o primo) partito d'italia è contro i partiti, che basta urlare durante una simbolica marcia su Roma per conquistarsi simpatie e che non importa dire cose sensate, basta dire cose, e la gente -che è un animale stupido- ci viene dietro.
Abbiamo udito il popolo becerare contro chi occupava i seggioloni, invocando un vago "tutti a casa", e abbiamo visto che a casa non c'è andato nessuno, anzi, magari il seggiolone se l'è preso qualcuno che disprezzava l'ordinamento vigente.
E mi sembra -ma mi sbaglierò- che tra i ragazzi che affollavano i vecchi forum sulla globalizzazione e i faciloni che battono le mani all'arruffapopolo di turno ci sia -esattamente- come tra il proverbiale culo e le proverbiali quarant'ore.
E mi pare di potervi dire, in verità come Gesù, che se la Fallaci fosse stata viva e vegeta avrebbe votato per il nuovo guru della politica popolare.
E forse l'avrebbe fatto anche Benito.
lunedì 24 dicembre 2012
Rock, paper, mirrors.
Un'informazione è un'informazione se la sua presenza contribuisce a ridurre il numero di scelte possibili.
Sembra una cosa scontata, ma non lo è per niente.
Mi è capitato di pensarci quando -in auto- percorrevo la solita strada, su e giù, giù e su come l'asticella di bambù in una fontanella zen. Mi capita sempre, d'altronde, di pensare quando migro: il fatto è che l'unica compagnia che ho in viaggio sono l'Aradio che spara musica poco alla moda e una piccola impronta di un palmo di mano sul parabrezza, che d'inverno fa la sua comparsa stagliandosi sulla condensa come il fantasma di un castello scozzese.
E no, non ho nessuna intenzione di pulire il mio parabrezza, se è quello a cui state pensando.
Piuttosto, torniamo a bomba: un'informazione è eccetera eccetera.
Per rendere tutto più chiaro, potrei dirvi che mentre stavo guidando, con un occhio ai cartelli dell'autovelox e uno al minaccioso SUV che sfanalava alle mie spalle, mentre cercavo di intralciare il più possibile il suo cammino e di farmi sorpassare proprio in prossimità della macchinetta diabolica per far prendere una bella multina al suo inconsapevole conducente, innumerevoli pensieri mi attraversavano il cervello, silenziosi come un corteo della UIL e altrettanto sciocchi e privi di mordente.
Pensavo che sono una merda, e che alla fine sono anche pieno di astio e rancore verso il prossimo.
Pensavo che finalmente è arrivata la Natività di Gesoo Cirpo, così ci si fanno gli auguri e poi non ci si pensa più, ché a me le feste mettono ansia e nostalgia e una certa quale inquietudine.
Pensavo che in effetti, quando l'autunno fa cascare i pensieri dagli alberi, è inutile il rastrello.
E pensavo pure che quest'inverno ha una tonalità strana, è un inverno marrone in basso e color grigio Cupertino là dove ha meno importanza.
Poi il SUV mi ha superato a tutta gargana, l'autovelox ha fatto (forse) il suo dovere e io ho rallentato per godermi la scena.
Tutte queste cose che ho detto, in fin dei conti, non sono proprio informazioni, nel senso stretto del termine. Nessuna di queste cose vi servirà nella vita a ridurre il numero delle vostre scelte possibili.
Di solito è così per il novanta per cento delle cose che si dicono: si parla per parlare, tanto per, senza una vera intenzione. Se ne dicono di cose, in cielo e in terra, caro Orazio... ma la tua filosofia non se ne cura.
Allora vien da pensare che il vero problema della nostra esistenza sia la comunicazione. Le informazioni. Il significato delle cose che diciamo.
Viviamo in un mondo attraversato da migliaia di nozioni, di messaggi, di stimoli. Siamo a bagno in questo minestrone di insulsità e ci cuociamo lentamente come la proverbiale rana nella proverbiale pentola. A fuoco lento, e senza accorgercene.
Non ci curiamo della qualità degli stimoli che recepiamo nè di quelli che noi stessi produciamo, non consideriamo le categorie essenziali, non comprendiamo veramente il significato delle cose più di quanto un masai riesca a comprendere l'utilità di un maglione a collo alto.
Fortuna che avevo ancora diversi chilometri da percorrere per approfondire la questione, così ho deciso di abbassare l'Aradio (CSI - Tabula rasa) e di alzare un pò il piede dall'acceleratore che stavo pestando come se sotto ci fosse la coda di un micino.
Una categoria sono le informazioni, e ne abbiamo parlato.
Poi ci sono le credenze: ovvero. Quello che noi pensiamo di come sia organizzato il mondo, cosa pensino gli altri, il perchè delle loro azioni e così via. Le credenze non sono deduzioni, sarebbe bello. Una deduzione presuppone un ragionamento logico, e non molti sono in grado o hanno voglia di farlo. Oppure, magari non hanno semplicemente abbastanza informazioni. Quindi: procediamo per lo più per credenze. Ci aspettiamo che qualcuno ci telefoni, che la polizia non fermi proprio noi quando siamo sbronzi, che il papa dica scempiaggini sui finocchi e che la commessa del negozio sia cortese. Credenze.
Come quelli che credono che domani rinasca Gesoo. E' uguale.
Poi ci sono le azioni e le reazioni. Atteggiamenti, per lo più. O omissioni. Un'azione potrebbe essere sferrare un pugno in faccia a chi ci sta -a torto o meno- sul gargarozzo. La reazione potrebbe essere che il gaglioffo in questione schiva magistralmente e ci colpisce sui denti. Oppure un'azione potrebbe essere che ci dimentichiamo di un appuntamento, e la reazione potrebbe essere che la persona che si stanca di aspettarci ci telefona per sapere dove diavolone siamo finiti. Oppure ancora che si sfava e se ne va. O, se va particolarmente male, che ci pianta in asso e fine. Sono tutte reazioni possibili, e in una certa misura pure adeguate. Quando la reazione non è adeguata si chiama la neuro, di solito funziona così, ma non sempre.
Poi ci sono le sensazioni, che sono quelle cose che difficilmente riusciamo a comunicare. La frustrazione, il dolore, la rabbia, la malinconia... Tutte queste cose non sono altro che fluttuazioni di alcuni neurotrasmettitori nel brodo che culla il nostro cervello. Serotonina, adrenalina, GABA, dopamina e compagnia cantante. Purtroppo siamo talmente stupidi, a volte, da attribuire a questi stati di alterazione una componente quasi magica e mistica, trascendentale, per cui non solo non riusciamo a darci una spiegazione effettiva delle nostre sensazioni e non riusciamo ad affrontarle, ma spesso non riusciamo neppure a descriverle.
Ma voglio per una volta esservi di aiuto, dato che è Natale e io divento di conseguenza più buono e più biondo. Per affrontare le sensazioni spiacevoli basta aspettare che la molecola in questione, responsabile dello stato di agitazione, si disgreghi naturalmente da sola. Quindi: sedetevi, prendete un buon libro, e aspettate che passi.
Per comunicare, invece, basta aprire la bocca e pronunciare sinistre frasi del tipo: "Mi sento in collera" oppure "mi sento agitato". Non, badate bene, "Sono arrabbiato". Non confondete la sensazione con il principio di identità: voi non siete le cose che avete, non siete il vostro lavoro o il vostro ocnto in banca e non siete neppure il vostro stato d'animo. Le fluttuazioni emotive non hanno la minima importanza, perchè sono transitorie, labili e scostanti. Concentratevi solo su quelle, e potrete dire addio alla vostra sanità mentale.
Oltre a questo ci sono altre cose, come le pulsioni, gli istinti, le decisioni... potremmo passare la serata a categorizzare, ma voglio venire al punto prima di annoiarvi troppo e prima di sembrare uno di quegli squinternati che aspettavano l'arrivo delle astronavi dei Maya con un cappello di stagnola in testa e il sorriso triste del macaco sul volto.
Cerchiamo invece di restringere il campo.
Un po' come il nido distoglie lo sguardo dal ramo.
Il punto è il significato.
In ogni caso, quando parliamo, come diceva il buon Bruner, facciamo una narrazione.
Sia che raccontiamo della nostra giornata, sia che teniamo una lezione al MIT, sia che stiamo litigando col partner oppure vezzeggiando un cane, sempre di narrazione si tratta, e una narrazione è -in ultima analisi- una storia, un racconto.
Questo passiamo la vita a fare, tutto qui. Passiamo la vita a raccontarci storie.
E questo è quello che molti chiamano "Il senso della vita", anche se in senso della vita è tendenzialmente che finchè si respira va tutto bene, e che quando le cose si complicano si arriva ai cipressi, ma tanto a quel punto la cosa non ci riguarda già più.
In definitiva: siamo una sorta di suppporto attraverso il quale le informazioni si perpetuano.
Siamo il mezzo di riproduzione dei memi, di tutti quegli input che passano da millenni da un individuo all'altro, e accrescono il bagaglio culturale della specie. Un po' come i neuroni fanno con le scariche elettriche. Ecco, siamo una rete di server connessi l'un con l'altro, che si scambiano storie. Niente di più.
Ecco.
Ecco perchè è importante saper comunicare. Perchè è importante sapere cosa si dice e cosa si ascolta. Ecco perchè è importante capirsi, e non è una cosa da poco, anzi, se trovate qualcuno che vi capisce davvero avete trovato -fortunelli- il bene più prezioso che esista.
Un canale di narrazione efficace, veloce, senza fraintendimenti.
Perchè sono i fraintendimenti che ci uccidono un po', dentro.
E allora ripensate spesso al significato delle cose, al significato stesso della parola "significato". Cosa vuol dire quello che dico? E' pertinente, adeguato, comprensibile? Sono stato capito? E io ho capito davvero quello che è il significato della narrazione che ho ascoltato? La mia risposta era in linea, utile, coerente? E le risposte degli altri lo sono?
Questo è tutto quello che ci serve sapere. Le regole del gioco per mettere in relazione le varie categorie. Come per sasso, carta, forbice. Le cose non migliorano quando diventano complicate, ma ricordiamoci che spesso siamo proprio noi a complicarle, a passare la vita a cercare modi originali di incasinare tutto.
Certo, è divertente, però. Più di sasso, carta, forbice.
E mentre mi sorprendo a pensare che in effetti lo è davvero, in una maniera un po' terrificante, lo concedo, arriva un altro SUV e mi distrao.
Per quanto, in un momento di oggettiva lucidità, mi renda conto che le cose, nello specchio retrovisore, sembrano sempre più minacciose di quanto sono in realtà.
mercoledì 21 novembre 2012
Il cielo sopra Vada
E' come il circo quando parte, la stazione la mattina presto. Con i suoi odori pungenti, l'aria desolata di mancanza, la gente che gira spaesata, nani, acrobati e ballerine che si attardano a cercare il leone che manca. Nel primo caso: lo spettacolo se n'è andato. Nel secondo: non è ancora iniziato.
E' come il teatro prima dello spettacolo, la stazione la mattina presto. Con i radi spettatori in anticipo madornale che beccheggiano nel mare rosso della platea e gli attori ancora struccati che fanno capolino dal sipario, sì, qualcuno è arrivato, speriamo bene.
Magari è una questione di luce, perchè fa caldo nonostante siano le cinque e mezzo. E' un agosto inclemente e vanitoso. Le ancore di salvezza sono due: il barista che sembra far parte dell'arredamento e giureresti che vive e dorme lì, dietro quel bancone, e ti fa il caffè senza neppure che tu glielo chieda, abituato com'è a sentirselo ordinare e a leggere la stanca noia negli occhi di chi è costretto, una volta tanto, a svegliarsi presto. Avventore non abituale, gli si fa un bel caffè che non si sbaglia.
L'altro è il giornalaio, stessa risma del barista, spacciatore di fumetti che non invecchia di un sol giorno mentre io in più di dieci anni sono invecchiato pure per lui, come il ritratto. Dorian mi vende l'ultimo ritrovato della narrativa a vignette dei nostri ameni lidi, la pubblicazione a buon mercato e per un editore amatoriale di un fumettaro di seconda fascia, invero bravo. Omini di china semplici e atri, come macchioline d'inchiostro, che parlano per immagini. Dorian è un pusher di fiducia, mai preso un treno senza la mia dose, se un giorno saltassi il rifornimento probabilmente la prenderebbe male e chiuderebbe bottega. Non mi sento di dargli questo dispiacere e attingo all'obolo con un moto di complicità, mentre invecchio di un'altra mezz'ora per permettergli di continuare la sua opera pia.
Poi si sale sul treno, evitando la marmaglia che affolla i binari. In realtà: poche persone, che si può ad ogni buon conto definire derelitti. Rimasugli del giorno prima, sciancati e barboni, donnine grasse e sgraziate e venditori ambulanti carichi di calzini, sparuti turisti che prendono le vacanze come se fossero le tappe del tour o l'invasione della Grecia.
Tedeschi. Tutti uguali. Ci si sveglia alle quattro di notte e si trascina la famigliola (padremadre e tre bambini di vent'anni) al blitzkrieg verso Pisa, che se arriviamo abbastanza presto li prendiamo di sorpresa, questi Italianen, e li conciamo per le feste.
Padremadre di germania ciondolano la testa all'unisono, sgranocchiando brioches stantie e gettando occhiate torve su di una guida edita dalla gestapo.
Italien. Istruzioni per valicare la linea Gotica.
I bambini mi si affollano intorno. Hanno cuffie per i lettori MP3, brioches stantie pure loro, scarpe da ginnico cimento e pantaloni corti color kaki. Riconosco il piglio tipico del genio guastatori, lo sprezzo del pericolo mentre addentano le cibarie, l'occhio vigile nello scrutare dal finestrino.
Keine gegenstände aus dem fenster werfen, ce l'hanno scritto loro.
I bambini sono tre, due maschi e una femmina. Siede davanti a me e nicchia.
E' bionda e bella, coi tipici lineamenti teutonici ma non troppo marcati: è giovane. Avrà tutto il tempo di diventare una forzuta giovenca, per adesso somiglia più a un giglio tigrino. Che è bionda l'ho detto ed era pure pleonastico, ha labbra rosa assai carnose, gli occhi di un blu anonimo, non di un bel blu, soltanto un blu qualsiasi. Come quello dello sfondo di windows.
Lei non mangia e non ascolta musica. Ha short shortissimi che lasciano esposte due gambe liscie come un divano dell'emiro di Adana e lunghe come un discorso di Fidel Castro, bianche nella loro abbronzatura, con ginocchia da bambina. Le accavalla con maestria, sapendo di poterlo fare, mentre padremadre continuano a preparare i piani per la presa della torre pendente.
La piccola germanese sfoglia con la grazia affettata di una lolita appena cresciuta una rivista patinata piena di K e di FAFFEN, che ne tradiscono l'origine dòicce. Fotografie di pulzelle senza acne, senza cellulite, senza problemi grazie al prodotto: vedere allegato. Non legge, guarda solo le figure, si annoia, sbadiglia senza mettere la mano davanti alla bocca, mostrando sei file di denti piccoli come tasselli d'avorio e bianchi come chicchi di riso. Produco un pensiero che abbraccia contemporaneamente il disgusto per la mancanza di garbo e la pragmatica educazione nordica, scevra di mille noiosissimi ed inutili leziosismi. Noi italiani siamo più educati, ma non facciamo il biglietto sul treno. Immagino le turbe dei figli di Jutland, quei teutoni che soppiantarono i raffinati Celti, che piegarono le tribù dei Boi e degli Arverni, i mitologici Cimbri che neppure i romani riuscirono ad estirpare. Neppure gli Unni. E mosso a commossione sto quasi per offrire alla donzella di Mainz il mio misero fumetto, confortato dalla sua attrazione per le figure e dalla mia padronanza della lingua d'albione. Ma non lo faccio, ci mancherebbe, per due motivi. Il primo è che in fondo non ne ho motivo: la pulzella non mi interessa e non mi piace, per quanto bella sia.
In ultima analisi, è sciatta, fiacca e svagata come un giocatore del Cesena. Non ha la personalità di un personaggio di Nabokov, non ha la tragicità conturbante di un vero giovane virgulto, è solo che non è cresciuta abbastanza per essere una donna assai comune.
Il secondo motivo è che l'albo a fumetti è mio, mica suo. Figurarsi se vado in giro a regalare cose mie al primo che passa. Era solo così per dire, a noi che si scrive vengono sempre in mente un sacco di cose ma poi mica le facciamo: ne parliamo e basta.
Il cielo sopra Vada è come quello sopra Berlino.
Gonfio di nuvole grigie, tira vento e il mare s'incazza. E' blu di un blu carico, molto più bello degli occhi della troterella. Gli ombrelloni sono chiusi, sulla spiaggia non c'è ancora nessuno, sembra Rimini a dicembre, ma a Rimini non ci sono mai stato, anche questo si fa per dire.
L'umidità si attacca ai finestrini e alle poltrone, rende tutto un po' fiacco, i due bimbi maschi si scambiano impressioni di settembre fuori stagione e si passano il rancio come soldati diretti al fronte occidentale. Lo sanno, loro, che prenderanno Parigi in una settimana: la levataccia non li ha messi di malumore.
La bambina struscia con fare voluttuoso una gamba sulla mia, facendomi percepire una consistenza che mi attendevo assai più budinosa. E' davvero liscia come sembra, fresca di epilazione e di crema idratante. Chiude la rivista e si volta verso il paesaggio scorrevole, avvicinando il pollice alla bocca.
E se lo caccia in gola.
Tutto, fino al palmo.
Rimango vagamente stordito, ma lei persevera, ed inizia a succhiarlo come fosse un gustosissimo gelato crema & pynoli, tastandosi il palato in cerca di masse freudiane.
Lo ingoia finchè può e lo massaggia con la lingua, producendo un vago rumore di suzione che ha a volte un che di erotizzante a volte un che di fastidioso. Peggio di un poppante. Non lo molla un secondo, si dedica al lavoro con una foga che farebbe impallidire una Jessica Rizzo alle prese con un ci siamo capiti. Ogni tanto lo estrae, con uno schiocco sordo oppure con un lieve scivolare delle labbra, un dolce risucchio dal rumore di bacio.
Slap.
Padremadre non se ne curano, ormai hanno trovato il punto debole nelle mura della Fortezza Vecchia e stanno segnando i punti dove piazzare l'artiglieria.
Slap.
I fratelloni neppure: il rancio è finito e si inforcano le cuffie, è il momento di godersi gli Shrapnel e il loro ultimo single "Non con la bajonetta!"
Slap.
Cerco di immergermi nella lettura di QED, ma quel rumore mi riscuote, mi snerva, mi disturba e mi conturba. Avrei voglia di prenderla per le spalle, strapparle la canottiera, congiungermi carnalmente con lei su quel sedile del treno, sotto gli occhi di suo padre e poi prenderla a sberle e staccarle quel maledetto pollice a morsi.
Slap.
Come la tortura della goccia d'acqua, il piano inclinato della lussuria che diventa insopportabile nella sua provocazione inconsapevole. Ma guardandola meglio vedo solo una piccola narcisista viziata, che non è riuscita a scrollarsi di dosso un vizio puerile che si porterà dietro per tutta la vita e che la renderà un giorno una vecchia ridicola che si consuma il pollice ossuto sulla dentiera.
E' una questione di luce e di prospettiva, di rumore di fondo. Non c'è nulla di eccitante in quel gesto così eccitante. Nulla di bello in quella ragazza così bella.
Neppure che sia volgare, solo: dopo un po' costei annoia. Me ne ricordo parecchie di persone così. Che si succhiavano il pollice. Se lo succhiano anche adesso, non smetteranno mai. Come non smetteranno mai di accavallare le gambe per farsele guardare e di sfogliare riviste patinate. Ragazze belle come da Upim, che credono di aver scelto con oculatezza il loro sentiero e la gente che sta loro intorno. Altra gente-Upim. Il destino di chi si fa scegliere invece di.
E così abbiamo il barista che indovina la bevanda che vogliamo, il giornalaio che spaccia fumetti perfetti senza invecchiare, la corte dei miracoli in attesa sui binari, una giovane tedesca che cerca inconsapevolmente di sedurre il prossimo e una giornata grigia e senza acuti.
Ogni persona ha una sua peculiarità, una sua particolare abilità, una caratteristica innata. C'è chi la usa, c'è chi non lo fa e fa in modo che siano gli altri a usarla.
Il mio cane per esempio sa capire con assoluta precisione quando ho in mano un biscotto e quando no. E io so dire senza tema di errore alcuno se c'è una falena libera nel raggio di venti metri da me.
Ma non so capire se chi ho di fronte, in un determinato momento della giornata, vuole un buon caffè. E non so succhiarmi il pollice con tutta quella fastidiosa malizia.
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